ANCE VENETO: SESTO ANNO DI FLESSIONE, EDILIZIA ALL’«ANNO ZERO»
Il decimo Rapporto congiunturale del settore dell’industria delle costruzioni è stato presentato al pubblico dal Presidente Luigi Schiavo e dal Direttore del Centro Studi di ANCE nazionale, Antonio Gennari, durante una conferenza stampa tenutasi il 5 marzo a Padova.
I dati illustrati mostrano come lo scenario congiunturale dell’industria delle costruzioni del Veneto continui ad essere molto preoccupante. Nel 2011 si è avuto un calo degli investimenti in costruzioni del 5,7%, ed il 2012 si presenta già come il sesto anno consecutivo di flessione dei livelli produttivi, con la stima di un ulteriore calo degli investimenti del 4,1%.
Dall’inizio della crisi, nel 2007 con un anno di anticipo rispetto al resto d’Italia, il comparto ha perso il 30% dei volumi produttivi, vale a dire circa 6 miliardi di euro, 33.400 occupati (- 16%) e circa il 20% delle aziende.
Sempre con riferimento ai dati del 2007, il calo del volume degli investimenti in nuove abitazioni è pari al 43,1%, e ancora maggiore è la diminuzione nel comparto dei lavori pubblici, con un – 44,7%. L’unico comparto con risultati positivi è quello relativo agli interventi di recupero del patrimonio abitativo (+5,5% dal 2007), grazie soprattutto alle agevolazioni fiscali per le spese di ristrutturazioni edilizie.
Per il Presidente Luigi Schiavo, il 2012 rappresenta «l’“anno zero” del comparto, quello in cui o si riparte o si muore».
«Il settore delle costruzioni in Veneto – argomenta Schiavo – è al capolinea. In alcuni casi finiremo per appendere fuori dalla porta delle nostre aziende un cartello con la scritta: ‘chiuso per lavoro’. Le potenzialità di lavoro non mancherebbero, nelle infrastrutture o nella ‘rigenerazione urbana’, ossia il recupero dell’esistente, ma oggi siamo fermi. Chi lavora per la pubblica amministrazione viene pagato con un ritardo insostenibile. I nostri bilanci già duramente provati da una crisi senza precedenti, rischiano di saltare completamente. La prospettiva è il default di un intero settore economico, con gravissime conseguenze per l’equilibrio economico e sociale del Paese. A livello nazionale abbiamo già chiesto al governo lo stato di crisi del settore».
Per l’Ance la crisi del settore può essere arginata in tempo e la ripresa dell’edilizia trainare l’intera economia regionale e nazionale, purché vengano immediatamente adottati una serie di provvedimenti volti a rimuovere le storture del mercato e a rilanciare il settore delle costruzioni come strategia anticongiunturale.
«Il ritardo dei pagamenti della Pa – spiega Schiavo – e il razionamento del credito sono le storture più evidenti. Chiediamo di ridurre i tempi di pagamento tramite la riforma del Patto di stabilità interno e tramite la cessione, con la garanzia della Cassa Depositi e Prestiti, dei crediti pro soluto che le imprese vantano nei confronti della Pa ».
«Non aiuta certo – continua Schiavo – il fatto che il governo Monti abbia di fatto espropriato le amministrazioni locali dei fondi propri reintroducendo la tesoreria unica. Un salto all’indietro di cinquant’anni. Tutto questo per poter disporre di liquidità ed evitare l’emissione di nuovi titoli pubblici a sostegno della spesa corrente, che non è stata ancora toccata. Chi sostiene questa azione o non adotta misure di contrasto, di fatto approva lo sperpero che ha portato il Paese sul baratro del default finanziario».
La reintroduzione della tesoreria unica – secondo Ance Veneto – va contro tutte le logiche di amministrazione del territorio e le sollecitazioni provenienti dal mondo dell’economia. Chi è virtuoso deve poter pagare i propri debiti, saldando le nostre imprese come qualsiasi altro cittadino italiano.
«Sul fronte del credit crunch – incalza Schiavo – chiediamo l’impegno della Banca d’Italia a monitorare l’utilizzo da parte delle banche della seconda tranche di finanziamenti che la Bce erogherà al tasso dell’1%. Un altro provvedimento che chiediamo è la neutralità dell’Iva sugli immobili che rimangono invenduti a causa della crisi».
Secondo l’Ance, infine, è mancata in Italia, a differenza di altri Paesi dell’Ocse, una strategia che mettesse il settore delle costruzioni al centro di un piano di ripresa economica, tramite gli investimenti in infrastrutture. Ciò nonostante ci siano fondi che giacciono ancora inutilizzati. Sono i fondi strutturali europei (171 milioni per il Veneto) e i fondi Fas del piano 2007-2013 (353 milioni). «Questi ultimi – ricorda Schiavo – sono stati sbloccati, dopo più di tre anni di rinvio, soltanto a gennaio. Adesso ne chiediamo il rapido utilizzo».
«Anche l’uso del project financing – conclude Schiavo – può sopperire al calo degli investimenti pubblici e non soltanto per le grandi opere, come nel caso del tavolo Tav Milano-Venezia che l’Ance sta sperimentando insieme a Confindustria e alla Regione. Stiamo studiando modelli di intervento in project financing anche per l’ammodernamento delle scuole e la messa in sicurezza del territorio. Se lo Stato non ha più soldi, siamo costretti a trovare strumenti alternativi o richiamo tutti di chiudere».
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6973-Rapporto Cong_costruzioni in Veneto-marzo 2012.pdfApri