Il 2007 si presenta come il nono e ultimo anno di un lungo periodo di crescita per il comparto edile veneto, con una crescita degli investimenti (oltre il 30%) e dell’occupazione (quasi il 50%) superiore anche alle medie nazionali.
Le previsioni che emergono dal Rapporto annuale sull’industria delle costruzioni in Veneto, infatti, confermano per il 2008 risultati in controtendenza, con un calo stimato dei fatturati dell’1,8%.
Segnali di contrazione del mercato dell’edilizia giungono sia nel settore privato, con una flessione dell’1% della produzione di nuove abitazioni, e soprattutto nelle opere pubbliche con un decremento del 2,5%.
Le motivazioni principali di questo calo sono da ricondurre al caro-mutui, con un aumento dei tassi di due punti in due anni, e alla caduta nel campo delle opere pubbliche dovuta alle procedure troppo lunghe e farraginose che impediscono ai fondi di trasformarsi in investimenti, nonostante le risorse stanziate nel bilancio dello Stato per il 2008 per la realizzazione di nuove infrastrutture siano in crescita di quasi il 20%.
In tal senso il Presidente Stefano Pelliciari si è rivolto agli istituti finanziari, sottolineando che i tassi di interesse per i mutui d’acquisto di un’abitazione in questi ultimi anni sono percentualmente aumentati di più in questa regione che nel resto d’Italia. Questo incremento ingiustificato, si dimostra particolarmente penalizzante se si considera la costante crescita della popolazione e conseguentemente della domanda abitativa da soddisfare.
Dall?altro lato ANCE chiede al Governo di tenere conto dell?importanza dell’edilizia nell’economia del Paese e di cambiare le norme che penalizzano il lavoro per le imprese del settore.
Segnali positivi, invece, sono previsti per il recupero abitativo, che rimane un segmento importante dell’attività del settore. Si stimano, infatti, investimenti pari a 4.366 milioni di euro per un incremento del 2,7%.
Ultimo dato interessante riguarda il ricorso al project financing, che nel 2006 ha visto il Veneto protagonista con ben 18 gare per 3,6 miliardi di euro, ma che ora rischia di diventare uno strumento inutilizzabile, a causa dei recenti provvedimenti che hanno soppresso il diritto di prelazione a favore del promotore privato.